L’evento è accreditato per:
MEDICO CHIRURGO specialista in:
ematologia; medicina interna; oncologia
N. PARTECIPANTI: 11
CREDITI FORMATIVI: 13
Il mieloma multiplo (MM) è una neoplasia ematologica ad andamento cronico, con incidenza in aumento e pazienti sempre più anziani e complessi dal punto di vista clinico. L’introduzione di inibitori del proteasoma (PI), farmaci immunomodulanti (IMiD) e anticorpi monoclonali anti-CD38 ha modificato in modo sostanziale la storia naturale della malattia, innalzando in maniera significativa tassi di risposta, sopravvivenza libera da progressione (PFS) e qualità di vita.
Tradizionalmente, la distinzione tra pazienti candidabili e non candidabili a trapianto autologo di cellule staminali (ASCT) ha rappresentato il cardine algoritmico per la scelta della terapia di prima linea. Tuttavia, l’evoluzione della terapia d’induzione con regimi triplici e, più recentemente, le quadruplette, ha reso tale distinzione meno netta, imponendo una rivalutazione critica dei criteri di selezione e delle strategie di trattamento.
Lo studio PERSEUS ha valutato l’aggiunta di daratumumab al regime standard bortezomib-lenalidomide-desametasone (VRd) in pazienti candidabili ad ASCT (schema D-VRdcome induzione e consolidamento, più mantenimento con lenalidomide±daratumumab). I risultati hanno mostrato:
•Incremento significativo della profondità di risposta, con tassi più elevati di MRD negatività e risposte complete stringenti.
•Prolungamento della PFS rispetto al regime senza daratumumab.
•Benefici osservabili anche in sottogruppi a rischio citogenetico più elevato (pur con dati ancora in evoluzione e necessità di follow-up prolungato).
Queste evidenze sollevano interrogativi pratici e teorici:
•Quale debba essere oggi lo standard di cura in prima linea per il paziente “trapiantabile”.
•Se la profondità di risposta (in particolare MRD negatività) possa influenzare le decisioni riguardo al timing e al ruolo del trapianto (es. trapianto upfrontvs ritardato, singolo vs tandem, eventuale omissione in sottogruppi selezionati).
Parallelamente, la valutazione della candidabilità al trapianto necessita di un approccio più sofisticato, che superi il semplice cut-off anagrafico e includa:
•Valutazione multidimensionale della fragilità (comorbidità, performance status, autonomia funzionale, supporto sociale).
•Utilizzo di strumenti di geriatricassessmente score dedicati al paziente onco-ematologico anziano/fragile.
•Gestione condivisa delle tossicità correlate alle nuove combinazioni (ematiche, infettive, cardiache, renali, neurologiche), con impatto su dose intensity, continuità terapeutica e sostenibilità del percorso.
L'obiettivo di questo progetto è di aggiornare gli ematologi e i clinici coinvolti sui dati più recenti relativi a daratumumab in prima linea (studio PERSEUS e trial correlati), nonché sulle linee guida internazionali e nazionali, fornire strumenti operativi per una valutazione coerente e riproducibile della candidabilità al trapianto nell’era delle quadruplette, favorire l’armonizzazione dei percorsi terapeutici tra centri periferici e hub trapiantologici, riducendo la variabilità di pratica clinica e
promuovere un approccio multidisciplinare nella gestione del paziente con MM, in particolare nei pazienti anziani, borderline o con comorbidità complesse. Il percorso formativo prevede: 1) un primo incontro (in presenza) confronto tra i partecipanti e definizione di parametri condivisi 2) Fase
intermedia: lavoro sul campo per la verifica dei parametri individuati 3) Secondo incontro (in modalità web). finalizzazione, restituzione e validazione condivisa di un documento clinico-organizzativo. LIVELLO e FINALITA' della formazione: Il progetto mira a un livello avanzato di apprendimento e favorire l’armonizzazione dei percorsi terapeutici tra centri periferici e hub trapiantologici, riducendo la variabilità di pratica clinica. RISULTATI ATTESI: i partecipanti acquisiranno competenze tecniche (utilizzare, ove disponibili, strumenti di valutazione della fragilità per orientare la scelta terapeutica e la fattibilità di ASCT) ed organizzative (favorire una migliore interazione tra centri periferici e centri trapiantologici per garantire equità di accesso e appropriatezza delle cure).
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