Presentazione del corso

L’evoluzione delle terapie cellulari ha profondamente modificato il percorso di cura dei pazienti affetti da linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), introducendo nuove opportunità terapeutiche ma anche nuove complessità decisionali e organizzative. In questo contesto emerge un’importante necessità terapeutica, legata all’anticipazione delle strategie di trattamento a linee sempre più precoci, già dalla prima ricaduta. Circa il 70% dei pazienti viene infatti definito primariamente refrattario, configurando una popolazione con una marcata esigenza di rapidità decisionale e prontezza d’intervento. In tale scenario, una diagnosi accurata e un monitoraggio tempestivo– anche attraverso PET-TC– risultano fondamentali per identificare precocemente caratteristiche di malattia associate alla refrattarietà primaria o a ricadute con profili di rischio elevato. In particolare, l’impiego delle CAR-T in linee sempre più precoci di trattamento richiede un approccio strutturato e multidisciplinare, capace di integrare correttamente dati clinici, biologici e strumentali. Tra gli elementi chiave del processo decisionale, la diagnostica per immagini, e in particolare la PET-TC, riveste un ruolo centrale lungo tutto il patient journey: dalla valutazione basale, alla rivalutazione ad interim, fino alla valutazione di fine trattamento. Tuttavia, nella pratica clinica quotidiana, l’utilizzo e l’interpretazione della PET-TC risultano spesso eterogenei tra i diversi centri, con potenziali ricadute sull’appropriatezza terapeutica e sui tempi decisionali. Inoltre, oltre alla PET-TC, anche le metriche utilizzate e il loro cut off possono influenzare notevolmente una decisione terapeutica. Quindi, serve chiarire quali sono le tempistiche utili per effettuare la PET-TC e quali sono i parametri da considerare a ogni end point. A seguire, si rende necessario considerare anche le implicazioni prognostiche sulla definizione del paziente ad alto rischio gli elementi che permettono di identificare le caratteristiche del paziente primariamente refrattario che rimandano all’urgenza terapeutica.
A seguito di queste considerazioni, si identificando le seguenti necessità:
- promuovere un linguaggio condiviso tra specialisti coinvolti nel percorso (ematologi e medici nucleari)
- favorire una lettura integrata dei dati strumentali all’interno del processo decisionale,- supportare la corretta identificazione del paziente eleggibile alle terapie avanzate, in coerenza con le evidenze scientifiche disponibili, con focus sull’importanza dell’identificazione precoce per casistiche di urgenza
- approfondire il tema dell’evoluzione della caratterizzazione prognostica del paziente
- gestire la patologia ad alto rischio, con attenzione ai temi di efficacia e urgenza
- massimizzare le potenzialità legate all’utilizzo della PET-TC per la scelta terapeutica di II linea e per l’identificazione di specifici profili pazienti.
Il progetto formativo Magna CAR-Ta si configura come un percorso di Formazione sul Campo (FSC) volto a:
- analizzare criticamente i principali snodi decisionali del percorso diagnostico-terapeutico
- confrontare modelli organizzativi e pratiche cliniche,- stimolare la costruzione di criteri condivisi di appropriatezza.
L’obiettivo finale è favorire un miglioramento dell’integrazione tra centri, una maggiore omogeneità dei percorsi di cura e una più consapevole applicazione delle strategie terapeutiche innovative, nel rispetto dei principi di efficacia, sicurezza e sostenibilità del sistema sanitario. 

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