Presentazione del corso

Il panorama dell’oncologia moderna, e in particolare la gestione del carcinoma uroteliale, richiede non solo eccellenza clinica e rigore scientifico, ma anche una spiccata capacità di leadership, negoziazione e visione strategica. Il trattamento dei tumori del distretto urogenitale sta vivendo una rivoluzione senza precedenti grazie all'introduzione di immunoterapia, anticorpi coniugati (ADC) e terapie target come gli FGFR3 inibitori. Questa evoluzione impone una gestione multidisciplinare complessa e un aggiornamento costante degli algoritmi di cura, rendendo cruciale la capacità di definire il miglior sequenziamento terapeutico per il paziente avanzato.
Nonostante l’elevata presenza femminile nel settore dell'oncologia urologica, persiste spesso un divario nel raggiungimento di ruoli apicali e nella visibilità accademica o decisionale. Colmare questo gap non è solo una questione di equità, ma una necessità clinica: una leadership femminile forte e consapevole è fondamentale per guidare i Tumor Board, ottimizzare i percorsi diagnostico-terapeutici (PDTA) e garantire che l'innovazione scientifica si traduca in un accesso rapido ed equo alle migliori cure, inclusa la profilazione molecolare necessaria per l'uso dei nuovi farmaci.
Playing Big in Oncology è un percorso formativo ideato per fornire alle oncologhe gli strumenti psicologici e pratici necessari per passare da una gestione "reattiva" della carriera a una forma "proattiva". In un contesto clinico ad alta criticità, le professioniste si scontrano spesso con barriere invisibili, come bias di genere sistemici, la sindrome dell'impostore e difficoltà nella negoziazione di risorse o posizioni di rilievo.
Il progetto mira a promuovere un modello di leadership autentica dove la sostenibilità professionale e la gestione proattiva delle tossicità non siano solo competenze cliniche, ma veri e propri atti di leadership. Attraverso il superamento della "voce critica", il percorso sostiene la capacità di guidare con autonomia le scelte terapeutiche complesse — come il sequenziamento dopo EV-Pembrolizumab — e di comunicare con persuasione l'adozione di nuovi standard nel carcinoma uroteliale all'interno dei team multidisciplinari.
L'obiettivo finale è valorizzare le risorse individuali per guidare le istituzioni e la ricerca clinica d'avanguardia, assicurando che la visione strategica integri le evidenze scientifiche più recenti con una gestione efficace del percorso del paziente uroteliale